Struttura vegetale costituita da gallerie ad archi organizzati in semicerchi ottenuti dalla potatura degli alberi che lo costituiscono.
Costruito alla fine dell’800 ed inizialmente destinato all'uccellagione, poi divenuto parco ed installazione artistica utilizzato sia a scopi ricreativi sia per l'osservazione e lo studio dell'avifauna.
Dai documenti della famiglia Mosaner – Brugnara non risulta chiaramente quale sia stata l’annata in cui il roccolo iniziò la sua attività, ma certamente essa è anteriore al 1890.
Da allora si sono succeduti i discendenti di Carlo: prima Ambrogio e poi Giulio Mosaner. Essi si avvalsero nel corso degli anni di diversi collaboratori: Simon Ambrogio Marchi, Vincenzo Menini, Iginio da Verona, Avv. Vittorio Foradori ed Ermete “Brogetto” Marchi, ancora oggi genius loci al Sauch.
La caccia agli uccelli con il roccolo è stata tradizionalmente realizzata con le reti, ma ai primi del ‘900, mentre ci si trovava sotto il dominio austriaco, le catture degli uccelli con le reti furono proibite. In quel periodo quindi gli uccellatori utilizzarono l’impianto con strumenti ritenuti allora leciti: il vischio e i lacci. Solo dopo il 1913 il roccolo riprese la sua attività più tradizionale utilizzando nuovamente le reti per la cattura degli uccelli. Tra il 1920 e il 1930, a testimonianza del notevole passaggio di uccelli migratori, nella zona del Sauch vennero edificati altri 4 roccoli, tanto che l’area è indicata nelle cartine dell’Istituto Geografico Militare come Roccoli Mosaner. Ciascuno di questi impianti era specializzato nella cattura di alcune delle specie di passaggio nel periodo autunnale.
L’esame dei registri dove i proprietari annotavano con scrupolosità non solo il numero di uccelli venduti per ciascuna specie, ma anche il tempo meteorologico, le somme ricavate e i commenti sull’andamento delle diverse annate, ci permette di scoprire quali fossero le specie di passaggio più abbondanti nelle diverse epoche. Certamente le attenzioni degli uccellatori si concentravano su: peppole, montani, fringuelli (flinchi), lucarini (lucherini), frosoni (frisoni), fanelli (fadanei), verdoni (taranti), cardellini (gardelini), merli e cesene (gardene) e quindi di queste specie risultano annotati i numeri maggiori di catture.
Negli anni Sessanta del ‘900 le leggi sull’esercizio della caccia cominciarono ad essere sempre più restrittive per l’uso dei roccoli. In particolare venne vietato l’uso di quegli impianti posizionati sui valichi montani. È di questo periodo il carteggio con le autorità competenti conservato dalla famiglia Mosaner – Brugnara che testimonia la richiesta di riconoscimento per il roccolo Sauch della posizione lontana da qualsiasi valico. L’ottenimento di tale riconoscimento ha consentito a Giulio Mosaner, proprietario e operatore a quel tempo presso il roccolo Sauch, di prolungare ancora di qualche anno la sua attività di uccellagione.
Nel 1968 però la caccia con i roccoli fu vietata definitivamente. Fu così che in Trentino la maggior parte dei proprietari smise di curare con regolari potature le piante costituenti i roccoli e oggi non rimane che la presenza del casello a testimoniare la passata esistenza di queste strutture.
Al Sauch, invece, le continue cure prima di Giulio Mosaner e poi di Ettore Brugnara, nipote di Giulio, hanno consentito a questa splendida struttura di mantenere inalterato il fascino e la grazia delle sue forme e di giungere così fino ai giorni nostri. Sono ormai molti anni che la legge impone un giusto divieto di uccellagione così che ai giovani d’oggi risulta davvero difficile comprendere l’antica funzione per cui il roccolo è stato creato.
● il casello: torretta in cui staziona l’uccellatore, situata nella parte più alta del roccolo e completamente nascosta dalla vegetazione.
● il tondo: piccolo prato rivolto verso valle su cui si trovano piante potate in forme rotondeggianti da cui spuntano i secchi, rami privi di foglie su cui veniva posti i richiami.
● il colonnato con pergola: circonda il roccolo ed è formato da piante (abeti e faggi) potate in modo caratteristico tra cui erano nascoste le reti di cattura, a ferro di cavallo.
Peppola
Picchio
Il roccolo è costituito da una struttura ben precisa in cui ciascun elemento ha una funzione specifica. Alcune piante, potate a regola d’arte, nascondono i manufatti in legno o muratura (caselli) dove l’uccellatore attende gli stormi di uccelli. Altri alberi, potati in modo da costituire degli archi e posizionati in doppia fila, formano un corridoio coperto dalla pergola dove vengono tirate le reti a formare una parete verticale. Il tutto deve essere edificato su un pendio con il casello posto nel punto più elevato.
Al centro del “tondo” (la parte centrale del roccolo costituita dalle piante potate e disposte in circolo) sono situati i “secchi”, rami privi di foglie nei dintorni dei quali vengono nascosti i richiami sonori e visivi: gabbiette con uccelli vivi (canterini) e i zimbelli (zambei). La presenza di richiami posti all’interno del roccolo induce gli stormi di migratori di passaggio ad abbassarsi di quota e a cercare un posatoio vicino al luogo di provenienza dei richiami.
Ecco come si spiega la regolare potatura delle piante che coprono il roccolo: la forma molto tondeggiante assunta dai rami di faggio impedisce agli uccelli di trovare dei comodi punti di appoggio e perciò essi finiscono per posarsi sull’unico punto facilmente disponibile, i “secchi”.
Questi rami, posti al centro dei “tondi” e sostenuti dalle siepi, sono sistemati con estrema precisione: la scelta di secchi troppo fitti o troppo alti comprometterebbe le catture! Non appena gli uccelli si sono appoggiati sui secchi, l’uccellatore, nascosto all’interno del casello con lo sguardo sempre attento fuori dalle finestrelle, mette in funzione i suoi strumenti. Soffiando in un fischietto di ottone produce un sibilo molto acuto che induce i migratori appoggiati sui secchi a girarsi verso il casello. A questo punto l’uccellatore tira una corda che ribalta in avanti lo “spauracchio”.
Questo strumento è costituito da un bastone di frassino con degli stracci bianchi e neri legati all’estremità. In situazione di attesa esso rimane adagiato sul tetto del casello e perciò risulta invisibile agli uccelli. Quando viene tirata la corda a cui è legato, lo spauracchio si ribalta in avanti e il suo movimento spaventa i piccoli migratori, i quali cercano scampo passando tra gli archi del tondo al di sotto della pergola. Qui trovano le reti quasi invisibili a sbarrare loro il passaggio e, non potendo evitarle, finiscono tra le loro maglie.
Ora il roccolo, come precedentemente detto, non funziona con scopi venatori, ma nel periodo autunnale le sue forme si rianimano, immerse nel silenzio che promana dal bosco circostante. Lo spauracchio si abbassa con il sibilo di tempi lontani, ma gli uccelli che si impigliano nelle reti vengono immediatamente liberati dopo averli osservati, misurati ed apposto un anello alla zampa con riportato un codice alfanumerico utile per il riconoscimento. E’ il metodo dell’inanellamento scientifico, utilizzato per lo studio delle rotte migratorie dell’avifauna ed attivato al Roccolo allo scopo di far conoscere, attraverso il rispetto dello studio naturalistico, un frammento di storia delle nostre montagne altrimenti dimenticato.
Alcune risorse online far scoprire la realtà del Roccolo in altre forme!
Seguendo le indicazioni recarsi al Passo della Croccola , per proseguire poi sul sentiero 409a